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giovedì 12 aprile 2018 - 00:49:09

"La mia Wildlife": Marco Urso in Mostra in Villa Marazzi


Il noto fotografo naturalista ospite del Cizanum


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Qual è la differenza tra un bravo fotografo e un fuoriclasse? Credo di essere la persona meno indicata per dirlo. Le foto che scatto io sono da vedere… Devo ammettere che però forse posso accennare a una risposta dopo aver assistito alla mostra di Marco Urso in Villa Marazzi e dopo averlo conosciuto.

Probabilmente si è condizionati dal suo curriculum impressionante - più di 150 premi in tre anni tra cui alcuni internazionali di massimo prestigio, come il National Geographic - oppure l’esaltazione comprensibile della Presidente del Cizanum, Elvira, che mi ha confessato: “non hai idea di quanto tempo che sogno di averlo qui!”. Può essere.

Però c’è stato un passaggio, sentendolo parlare, che mi ha colpito. Proprio davanti alle sue foto straordinarie: "io non catturo momenti della vita degli animali. Io fotografo quello che avevo già in testa: devo solo avere pazienza di aspettare il momento opportuno. Si sa che un ghepardo dopo aver mangiato portandosi la preda sull'albero, prima o poi... Dopo qualche ora scenderà per bere. E io lo immagino mentre si riflette nello specchio d'acqua da cui berrà. Sto lì… aspetto proprio di trovarmi poco prima del momento in cui perturberà l'acqua".

Letta così, uno potrebbe pensare di trovarsi di fronte all’ennesimo caso di eccessiva autostima e di ego smisurato. A dire il vero, nel pur breve incontro, ho avuto l’impressione di una persona dai modi semplici e autentici, molto alla mano e tanto innamorata della sua passione: medico di formazione, si è dedicato alla fotografia, tanto da essere forse il più quotato in Italia nel suo settore.

Sono rimasto affascinato, pur da profano, dall’involontaria lezione che ha tenuto in pochi minuti volendo spiegare l’immagine di pellicani che si misurano in lotta - lo stesso Urso si è preso una beccata sul polso - presso il lago greco Kerkini durante una grigia giornata: “In quei giorni (forse si riferiva alla primavera ma non ricordo, ndr) i pellicani subiscono importanti cambiamenti ormonali a livello ematico che li rendono più aggressivi e causano un viraggio grigio in una parte del piumaggio. Volevo descrivere questo fenomeno, ma l’illuminazione non era assolutamente adeguata. Allora ho spinto sulla saturazione dei colori e ho ridotto al minimo l’esposizione (ricordo così, datemi il beneficio di sbagliare, ndr).”

La grande abilità tecnica si confonde con una sensibilità senza pari per il regno animale e una conoscenza dello stesso da etologo, oltre a una pazienza che non deve avere pari sul globo terracqueo. 

Alla mia domanda puerile “quale animale preferisci fotografare?” mi ha risposto simpaticamente “Beh, anche per questioni di nome, l’orso! E’ un animale stupendo e unico. Ho fotografato orsi bruni dalla distanza di tre metri… Ormai ne conosco le espressioni facciali: alcune per noi sono insignificanti e pure divertenti, ma spesso sono segnali che lasciano presagire un’aggressione da parte dell’animale. Gli orsi bianchi sono più pericolosi e strutturati: un orso bianco non punta mai la preda. Si avvicina a zig zag, facendo finta di niente… poi ti assale di colpo, quando non gli puoi più scappare. Per questo devi stare a 50 metri. Hanno anche un metabolismo straordinario: la caccia per un orso bianco è dispendiosissima. Attacca solo una preda grande, per cui ne valga la pena. Questo perché ha una temperatura corporea di 37°C. Quando attacca, la porta a 39°C, con notevole dispendio di energia. Per un piccolo pasto, potrebbe spendere di più di ciò che mangia e quindi non ne vale la pena. E lui lo sa.” La foto del piccolo orso bruno che con un ramo spezzato nella zampa pare pescare, è lì da vedere...

La mostra resterà aperta fino al 22 aprile nella giornata di venerdì (dalle 17 alle 19) e nel weekend (dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 17.00 alle 19.00). Andate. Veramente straordinaria.

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Inserito da Simone Negri in Cesano - Lascia un commento prima dei tuoi amici - Stampa veloce crea pdf di questa news

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